Quando la penetrazione non può avvenire

Nella sessualità umana la penetrazione vaginale è vista come l’atto imprescindibile e più importante tra due persone.

Si tratta di una credenza tramandata e di un giudizio di valore su ciò che è più valido o meno valido, e che, non molto raramente, finisce per far sentire inadeguate le persone. Soprattutto chi la penetrazione la vive come un gesto doloroso o spiacevole.

 

In questo articolo ti parlerò di quando la propria esperienza di penetrazione non corrisponde agli standard che abbiamo sempre conosciuto e di come fare per cominciare un percorso di liberazione da questi standard.

Lo scopo è cominciare a vivere la sessualità in modo positivo, oltre la penetrazione vaginale.

 

Come ostetrica, durante i percorsi e le consulenze, mi capita ormai spesso di incontrare donne che vivono la penetrazione come un gesto di cui farebbero volentieri a meno, ma l’idea stessa di poterne fare a meno le spaventa. Si sentono costantemente inadeguate per non poter fare una cosa che all’apparenza è tanto semplice per tutti.

Il mio compito è di ascoltarle e restituire loro la fiducia nel loro corpo, perché possano scoprire che loro stesse, e la loro sessualità, possono essere ugualmente belle e normali.

Le storie di rinascita e scoperta di sé sono ciò che ogni giorno mi motiva a lavorare per permettere ad ogni donna, ad ogni persona, di vivere il proprio corpo e il proprio piacere nel modo più positivo possibile per sé.

 

Andiamo ora aa esplorare l’argomento, cercando di capire da dove nasce l’idea della penetrazione come pratica imprescindibile.

 

PENETRAZIONE: IDEALE O GABBIA?

 

L’idea della penetrazione vaginale, vista come l’ideale massimo a cui aspirare in un rapporto sessuale, è una stupidaggine bella e buona.

 

Questa credenza ha più origini.

Da una parte, il fatto che ancora oggi la sessualità venga legata alla riproduzione. Per cui un rapporto sessuale è valido e degno di questo nome solo se è presente l’entrata di un pene all’interno di una vagina.

Dall’altra, il fatto che la sessualità viene da sempre tarata sullo standard maschile, secondo cui il piacere può derivare facilmente e innegabilmente dalla penetrazione vaginale.

Questi assunti non fanno altro che confermare l’idea che la sessualità debba avere delle regole a cui aderire, e che tutto ciò che va oltre queste regole, per necessità o preferenza, non sia altrettanto valido.

 

Tutto questo incastra indistintamente donne e uomini.

 

QUANDO LA PENETRAZIONE È DOLOROSA

 

Capita più spesso di quanto si pensi e, se stai leggendo questo articolo, probabilmente sei coinvoltə anche tu, che la penetrazione vaginale non sia permessa.

 

I motivi per i quali la penetrazione non può avvenire possono essere i più disparati, dal pavimento pelvico teso all’endometriosi. Nella maggior parte dei casi è presente dolore, che si presenta a diversi livelli dei genitali e della pelvi.

 

In questo articolo non voglio soffermarmi su come prendersi cura del dolore durante i rapporti (ne ho parlato qui), perché le cause possono essere molteplici, ma vorrei riflettere su che cosa significhi non riuscire a vivere positivamente l’esperienza della penetrazione.

 

Abbiamo già visto che cosa influenza culturalmente la nostra percezione, secondo cui l’atto della penetrazione è il più importante in una esperienza sessuale.

Il primo passo è proprio quello di prendere consapevolezza di queste credenze, che la nostra cultura ha plasmato all’interno di ognunə di noi.

Fare questo passaggio permette di liberarsi da ciò che si pensa debba essere in grado di fare, a tutti i costi, il proprio corpo.

 

La possibilità o meno della penetrazione non è un qualcosa che ti definisce come persona. Non determina il tuo valore, né tantomeno quello del tuo corpo.

 

COME TI SENTI?

 

La presa di consapevolezza è probabilmente il passaggio più semplice: è sufficiente sapere che tutte le credenze e i significati legati alla penetrazione non sono dei fatti assoluti, ma sono frutto della cultura.

E la cultura si può cambiare.

 

Il passaggio successivo, a questo punto, è occuparsi di come ti fa sentire il fatto di non riuscire (nel qui ed ora) a vivere la penetrazione in modo positivo.

Come ti senti nei confronti di quello che senti?

 

Tendi a giudicare te stessə per le sensazioni che provi o che dovresti o non dovresti provare?

 

Il giudizio di sé e delle proprie sensazioni, neanche a dirlo, è ciò che maggiormente influisce sull’esperienza della sessualità.

 

Tutto ciò dovrebbe essere esplorato in uno spazio e tempo dedicati.

É proprio quello che faccio con le donne che si rivolgono a me quando l’esperienza della penetrazione non è come si aspettano che sia.

 

La mia proposta è di lasciar fluire le tue sensazioni, non giudicarle. Lasciarle passare per quelle che sono.
Se ci sono, hanno motivo d’esserci. Anzi, sono proprio quello di cui il tuo corpo ha bisogno, in questo momento, per compiere il percorso.

 

OLTRE LA PENETRAZIONE

 

Che il motivo sia il pavimento pelvico teso, l’endometriosi o la presenza di aderenze, è necessario decostruire la propria idea di rapporto sessuale.

Togliere, un po’ alla volta, valore e peso alla penetrazione.

 

Come si fa?

 

Nella mia esperienza, il modo più facile è fare esperienza di piacere.
Far capire al proprio corpo che è in grado di provare piacere in molti modi. E sapere che questi modi non sono meno validi della penetrazione, ma lo sono altrettanto (se non di più).

 

Molte persone non hanno mai avuto l’occasione di esplorarsi e conoscere a fondo il loro corpo e… la loro vulva.

Non perché non ne siano capaci o predisposte, ma sempre per l’importanza culturale attribuita alla vagina, la parte interna e non visibile (“deputata” alla riproduzione), piuttosto che alla vulva, la parte esterna e osservabile.

 

Secondo la mia visione, partire dalla conoscenza della propria vulva è il primo fondamentale passaggio per esplorare le possibilità del proprio corpo.

 

La fiducia nel corpo parte dalla sua conoscenza disinteressata.

Nei casi di dolore ai rapporti, niente è più importante di riacquisire fiducia in un corpo che sembra non funzionare.

 

Lo scopo è quello di inviare un messaggio importante al proprio cervello: il mio corpo funziona, è bello, ed è in grado di provare piacere.

 

Un’esplorazione disinteressata, curiosa, nei confronti della propria vulva è uno dei modi per riappropriarsi del proprio corpo e del proprio piacere. 

Ricorda: una conoscenza così intima del tuo corpo merita attenzione e tempo: concediteli nel modo migliore che hai.

 

Se tutto questo ti spaventa o non sai come iniziare, è normale. Sappi però che c’è sempre chi, come me, può sostenerti in questo percorso.

 

Non siamo abituatə a dedicarci un tempo intimo e libero dal giudizio, ma è proprio questo ciò che può dare inizio ad un percorso di fiducia del proprio corpo.

É questo (!) che serve quando la penetrazione, per diversi motivi, non può avvenire.

 

Sia chiaro che le “alternative alla penetrazione” non sono un rimpiazzo, ma un modo altrettanto valido per provare piacere.

Non intendo dire che la penetrazione non sia un buon modo per provare piacere, è solo che non dovrebbe avere — immeritatamente — il primo posto.

 

CONCLUSIONI

 

In questo articolo abbiamo parlato dei fattori culturali legati alla penetrazione vaginale, e di quanto questi influenzano le proprio esperienze e percezioni intime e di piacere.

Abbiamo visto poi come il proprio sentire abbia un ruolo chiave nella sessualità, e di come, su quest’ultima, si possa lavorare proprio a partire dalla conoscenza profonda del proprio corpo.

 

Un’ultima cosa, che aggiungo ora.

 

Accompagnando le donne nei percorsi di guarigione so quanto, in condizioni in cui è presente dolore fisico, ci sia bisogno di accogliere e dare spazio anche al dolore emotivo, talvolta alle lacrime.

Anche questo, fa parte del percorso.

 

Spero davvero che da questo articolo tu abbia potuto trarre qualche spunto utile all’esperienza che stai vivendo.

 

Un abbraccio

Eleonora

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